10/09/2026

Transizione energetica e decarbonizzazione: cosa cambia

Al centro del piano riqualificazione edilizia, elettrificazione e tecnologie pulite

La transizione energetica italiana ed europea si prepara a ricevere una spinta senza precedenti. Sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea è stata pubblicata la nota di orientamento della Commissione Europea in merito alla nuova clausola di salvaguardia nazionale per la sicurezza energetica, un meccanismo di flessibilità di bilancio che consentirà all'Italia di stanziare oltre 14 miliardi di euro (precisamente 14,4 miliardi) in incentivi fino al 2028.

 

Questa misura straordinaria, mirata a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili, rappresenta un'opportunità preziosa per il tessuto industriale e sociale del Paese. 

 

Le linee guida della Commissione Europea chiariscono che i fondi non potranno essere destinati a sussidi temporanei o bonus per ridurre le bollette di fonti fossili, come per esempio il taglio delle accise sui carburanti; al contrario, dovranno finanziare interventi strutturali e duraturi per la decarbonizzazione e l'efficienza energetica di famiglie, pubblica amministrazione e imprese.

 

Mentre il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sta definendo l'elenco esatto delle misure nazionali da presentare a Bruxelles, è già questo il momento per muoversi d'anticipo. Pianificare oggi gli interventi di riqualificazione degli edifici e l'adozione di tecnologie pulite significa farsi trovare pronti all'apertura dei nuovi bandi e massimizzare le probabilità di accesso alle agevolazioni (sotto forma di sovvenzioni, crediti d'imposta o prestiti a tasso agevolato).

 

I destinatari

 

Il perimetro individuato dalla Commissione distingue tre categorie di beneficiari - famiglie, imprese e pubblica amministrazione - cui si affiancano gli investimenti sul sistema energetico e sulle infrastrutture di trasporto.

 

Focus Imprese: le tipologie d'intervento ammissibili

 

Per il settore industriale e commerciale rientrano nel perimetro:

  • Ristrutturazioni edilizie di livello medio e profondo. Interventi sull'involucro e sugli impianti degli immobili produttivi e commerciali. Per la ristrutturazione profonda il riferimento europeo è la trasformazione dell'edificio in edificio a energia quasi zero (NZEB) e, a regime, a emissioni zero.
  • Elettrificazione dei consumi termici. Sostituzione dei generatori a combustibile fossile con pompe di calore, sistemi geotermici e soluzioni elettriche ad alta efficienza.
  • Produzione e accumulo di energia rinnovabile in sito. Fotovoltaico, altre fonti rinnovabili e sistemi di accumulo per massimizzare l'autoconsumo e ridurre l'esposizione alla volatilità dei prezzi.
  • Tecnologie per la decarbonizzazione industriale. Incentivi all'adozione di soluzioni che riducono le emissioni dei processi produttivi, incluse elettrificazione di processo e idrogeno da elettrolisi.
  • Infrastrutture di ricarica elettrica aziendali, sostenute anche in forma di credito d'imposta.

Il tratto comune è la dimostrabilità del risultato: ogni misura richiederà di documentare ex ante il risparmio atteso e, con ogni probabilità, di verificarlo ex post.

 

Focus PA: le tipologie d'intervento ammissibili

 

Per il settore pubblico il perimetro è ampio e si incrocia con obblighi già vigenti, il che rende gli interventi doppiamente convenienti: rispondono a un adempimento e attingono a una risorsa.

 

  • Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico. Ristrutturazioni di livello medio e profondo su scuole, ospedali, uffici comunali, impianti sportivi e edilizia residenziale pubblica. Qui l'incentivo si somma all'obbligo introdotto dalla direttiva europea sull'efficienza energetica (UE) 2023/1791, che impone agli enti pubblici la riqualificazione annua di almeno il 3% della superficie coperta dei propri edifici riscaldati o raffrescati.
  • Produzione e accumulo di rinnovabili sugli immobili e sui suoli pubblici. Fotovoltaico su coperture e aree di pertinenza, sistemi di accumulo, autoconsumo diretto: la leva più immediata per ridurre la spesa energetica corrente degli enti, che incide sui bilanci in modo strutturale.
  • Comunità energetiche rinnovabili. Gli enti locali possono assumere il ruolo di soggetto promotore, mettendo a disposizione superfici pubbliche e generando un beneficio che ricade sul territorio.
  • Elettrificazione degli impianti termici degli edifici pubblici, con sostituzione delle centrali termiche a combustibile fossile.
  • Infrastrutture pubbliche di ricarica elettrica, su suolo comunale e presso le sedi degli enti.
  • Trasporto pubblico pulito. Tram, metropolitane, infrastruttura ferroviaria e materiale rotabile rientrano tra le voci ammissibili, aprendo uno spazio significativo per Regioni, Città metropolitane e aziende di trasporto locale.
  • Reti, smart grid e sicurezza del sistema energetico, inclusa la protezione fisica e cibernetica delle infrastrutture critiche.

Il vincolo che pesa di più sulla PA

 

Per un ente pubblico la difficoltà non sta quasi mai nel reperire la risorsa, ma nel reggere la fase istruttoria e di rendicontazione. Tre elementi meritano attenzione fin da ora:

  • La diagnosi energetica come precondizione, non come adempimento. Senza una fotografia attendibile dei consumi non è possibile né dimensionare l'intervento né dimostrare il risparmio conseguito. Gli enti che dispongono già di diagnosi aggiornate sul proprio patrimonio si troveranno in condizione di presentare progetti maturi nei tempi stretti che i bandi impongono.
  • I Criteri Ambientali Minimi. Ogni affidamento pubblico di lavori di riqualificazione passa dai CAM: i materiali e le soluzioni scelte devono soddisfare requisiti ambientali documentati, dal contenuto di riciclato alle prestazioni dei componenti. È il punto in cui, con frequenza, le procedure si complicano in fase di verifica.
  • Il presidio della qualità tecnica in corso d'opera e a valle. Il risparmio dichiarato in progetto e quello effettivamente conseguito divergono con regolarità. La verifica indipendente delle prestazioni — sui materiali impiegati e sui consumi misurati dopo l'intervento — protegge l'ente in sede di controllo e rendicontazione.

Il ruolo di Certimac: un unico interlocutore tecnico, tre competenze integrate

 

Certimac è un Organismo di Ricerca e Certificazione fondato e partecipato da ENEA e CNR. Questa natura - terza parte indipendente, con laboratorio proprio ed esperti qualificati - è ciò che consente di accompagnare imprese ed enti lungo l'intero percorso, dalla progettazione dell'intervento alla dimostrazione del risultato.

 

Area Energia. Analisi dei consumi, diagnosi energetiche preliminari, modellazione e simulazione dinamica degli interventi per verificare in anticipo il raggiungimento dei target di risparmio, monitoraggio dei consumi e verifica ex post delle prestazioni conseguite. Supporto ai sistemi di gestione dell'energia secondo la ISO 50001.

Area Materiali. Caratterizzazione termofisica, meccanica e prestazionale di isolanti e componenti edilizi, con laboratorio accreditato ISO 17025 e le competenze di Organismo Notificato per la marcatura CE dei prodotti da costruzione. Garantisce che gli interventi sull'involucro producano l'efficienza attesa e la mantengano nel tempo.

 

Area Sostenibilità. Analisi del ciclo di vita (LCA), dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD), Carbon Footprint, verifica del contenuto di riciclato e supporto alla conformità ai Criteri Ambientali Minimi: gli strumenti con cui un intervento supera le verifiche ambientali richieste dai bandi e dagli affidamenti pubblici.

 

A queste tre aree si affianca in modo trasversale il supporto nell'individuazione dei finanziamenti disponibili e nella costruzione dei progetti di ricerca e innovazione.

 

Perché muoversi adesso

 

L'elenco definitivo delle misure nazionali è ancora in costruzione, ma a livello europeo le tempistiche sono abbastanza chiare: la possibile approvazione ufficiale del piano da parte del consiglio attesa per la sessione ECOFIN di ottobre, e i primi bandi arriveranno nei mesi a venire.

Perciò questa è esattamente la finestra utile per non farsi trovare impreparati, per co-progettare ex-novo progetti di efficientamento energetico e fare ciò che, a bando aperto, non si ha più tempo di fare: misurare i consumi, individuare gli interventi con il miglior rapporto tra costo e risparmio, verificare la conformità tecnica delle soluzioni scelte.

 

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